La psoriasi si cura anche con la dieta
Psoriasi: i pazienti sovrappeso possono ridurre i sintomi riducendo il peso.
Un paziente su tre è in sovrappeso o obeso e soffre di sindrome metabolica, uno su due ha problemi al fegato. Ma basta perdere i chili di troppo per ridurre i sintomi della psoriasi nel 70% dei casi.
Firenze, giugno 2009 – La psoriasi non è solo questione di pelle, anzi: quasi tutti i pazienti soffrono di qualche altra patologia, dall'obesità all'ipertensione, dal diabete al fegato grasso. Lo dimostrano alcune ricerche presentate durante l'84° congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), a Firenze dal 10 al 13 giugno. I dermatologi rivelano infatti che quattro pazienti su cinque hanno problemi al fegato, il 30 per cento soffre di sindrome metabolica, ovvero è sovrappeso o obeso e ha colesterolo, pressione e glicemia elevati. La buona notizia è che dimagrire aiuta a ridurre i sintomi della psoriasi nel 70% dei casi: la dimostrazione arriva da uno studio condotto da ricercatori del Dipartimento di Dermatologia dell'Università di Verona su 61 pazienti con psoriasi e obesi. “I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: al primo gruppo è stata prescritta soltanto una terapia a base di ciclosporina per via orale, agli altri pazienti è stata aggiunta una dieta ipocalorica da seguire per 6 mesi – racconta il prof. Giampiero Girolomoni, Direttore della Clinica Dermatologica della Università di Verona –. Al termine dello studio si è osservato che perdere almeno il 10 per cento del peso corporeo significa diventare più sensibili ai farmaci utilizzati contro la psoriasi: basta usare una dose inferiore di ciclosporina per ottenere lo stesso effetto di remissione dei sintomi. Tutto dipende dal grasso, soprattutto quello addominale: è infatti una fonte di mediatori dell'infiammazione che possono favorire la comparsa e il perdurare della psoriasi”.
Non è solo l'obesità a essere spesso associata alla psoriasi: un paziente su tre ha infatti colesterolo, glicemia e pressione elevati, tutti fattori che aumentano il rischio cardiovascolare. Ed è la psoriasi stessa che pare aumentare il pericolo: chi soffre della patologia cutanea, infatti, ha un incremento di oltre il 60 per cento di sviluppare diabete e di circa il 20 per cento di andare incontro a ipertensione. E i dermatologi richiamano l'attenzione anche sulle malattie epatiche: secondo una ricerca dell'Istituto di Dermatologia dell'Università Cattolica di Roma su 142 pazienti con psoriasi, infatti, il 60 per cento soffre di fegato grasso e un altro 20 per cento è stato colpito da un'epatite virale o è a rischio di patologie epatiche. “La steatosi epatica non alcolica, chiamata comunemente fegato grasso, è frequente in chi soffre di psoriasi, soprattutto in chi ce l'ha di grado moderato o grave e in chi è malato da molto tempo – osserva Torello Lotti, presidente del Congresso e neoeletto presidente della International Society of Dermatology – Non sappiamo se sia la psoriasi a provocare la steatosi o se avvenga il contrario, e i dati sulla possibilità di migliorare una patologia curando l'altra in questo caso sono più incerti. Di sicuro è un fattore di cui bisogna tenere conto perché, ad esempio, in un paziente con psoriasi e fegato grasso i farmaci per la patologia dermatologica possono risultare più tossici: non è per fortuna il caso dei farmaci biologici, molto utili nella cura della psoriasi più grave ma privi di controindicazioni a livello epatico”.
Quello che conta è diagnosticare le eventuali altre malattie che si accompagnano alla psoriasi per poter gestire il paziente in modo globale nella maniera più opportuna: “Sono lontani i tempi in cui si liquidava la psoriasi con la certezza che la psoriasi fosse la ‘malattia dei sani’: oggi sappiamo che si tratta di una patologia sistemica che richiede un approccio terapeutico continuo e che va ben oltre la pelle – osserva Lotti –. I pazienti con psoriasi, inoltre, dovrebbero regolarmente sottoporsi a specifici controlli per valutare i grassi nel sangue, la glicemia, i livelli di due marcatori di rischio cardiovascolare quali l'omocisteina e la proteina C reattiva. È opportuno, inoltre, fare un'ecografia epatica periodica per controllare lo stato di salute del fegato”, conclude Lotti.
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